
ho fatto il diavolo a quattro per riuscire ad assaggiare la balena a tokyo. era una curiosità gastronomica, ma anche un dovere giornalistico. telefonate su telefonate per trovare l'indirizzo di kugira giusto. devo ringraziare il corrispondente dell'espresso pio d'emilia e la bella yuki.
i due locali più famosi si trovano a shinjuku, nel quaritiere a luci rosse di tokyo. uno si chiama hogeisen, che poi vorrebbe dire baleniera, è vicino al teatro kome. quello dove sono stato io invece, si chiama taruici (0081-0-3208-9772), all'inizio del quartiere venendo dall'uscita della metropolitana di shinjuku appunto. nel menu, (quasi) solo balena. da gennaio è ricominciata la caccia. le baleniere giapponesi si sono già scontrate questo mese con gli animalisti soprattutto australiani. ma si va avanti. come arita san, il titolare del ristorante.
io: perché mangiate la balena?arita: è una grande cultura giapponese, un vanto. ogni nazione ha la sua, per esempio voi mangiate il coniglio, per noi sarebbe impensabile.
io: ma il coniglio non è in via d'estinzione, la balena sì.
arita: ma non è una pesca indiscrimata, peschiamo quanto mangiamo. e poi della balena non
buttiamo via niente.

ammorbiditi da un nigori sake con note di violetta e sapone di marsiglia, pieno e carezzevole, si comincia. nel sashimi, in senso antiorario, bacon (bianco e rosa), akami (filetto, minerale, marino), pelle di balena (bianca, dal sapore di lardo salmastro), lingua (molto grassa) e stomaco (leggermente calloso, il più animale al sapore). è questa la parte che più mi ha colpito ed emozionato per questo equilibrio nel sapore di grasso animale e marino. ma buonissimo anche l'akami, la carne, cruda che si scioglie in bocca magra e minerale, con un finale quasi di alga. l'effetto della carne cotta è analogo. ha l'effetto di masticare una carne tenera ma con finale che sa di mare. ho rifiutato invece di mangiare la bistecca di cuore di balena. anch'io ho un'anima.

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